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I proci dell'Odissea: chi erano Antinoo, Eurimaco e Anfinomo

Risposta breve: i proci sono centootto nobili di Itaca e delle isole vicine che si installano nella casa di Odisseo mentre lui non torna, mangiano le sue mandrie e pretendono che Penelope scelga uno di loro. Tre hanno nome e carattere: Antinoo, il più violento, Eurimaco, il più abile a parlare, e Anfinomo, l'unico che si comporta decentemente.

Non sono un esercito nemico. È la parte scomoda: sono i vicini.

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Cosa stanno violando davvero

Il crimine dei proci non è volere il trono. È rompere la xenia, l'ospitalità sacra, il patto che in Grecia teneva insieme un mondo senza polizia né alberghi: l'ospite si tratta bene, e l'ospite non abusa.

Loro sono ospiti che divorano la casa. Per questo il finale è così brutale: non è vendetta personale, è un ordine che si ristabilisce.

Antinoo: il peggiore, e il primo a cadere

Antinoo è il capo. È lui che propone di uccidere Telemaco tendendogli un'imboscata al ritorno, per togliere di mezzo l'erede.

È anche quello che, quando Odisseo si presenta travestito da mendicante, gli tira addosso uno sgabello. Colpire un mendicante era già allora un gesto vile, perché il mendicante poteva essere un dio in prova.

Quando comincia la strage, la prima freccia è per lui. Lo coglie mentre beve, con la coppa alle labbra.

Eurimaco: quello che parla bene

Eurimaco è più pericoloso di Antinoo proprio perché è più educato. È quello che calma gli animi in pubblico, che dà la colpa agli altri, che promette risarcimenti.

Appena Antinoo cade, Eurimaco cambia versione in un secondo: dice che la colpa era tutta del morto e offre di ripagare ogni bue mangiato. Odisseo non gli risponde nemmeno. La seconda freccia è sua.

Il mito è preciso su questo: il fatto di saper parlare non lo salva. Lo salverebbe l'aver agito diversamente.

Anfinomo: l'unico che riceve un avvertimento

Anfinomo è il proco decente. Si oppone al piano di uccidere Telemaco. Tratta con gentilezza il mendicante che nessuno riconosce.

E Odisseo, ancora travestito, gli dice in faccia di andarsene da quella casa prima che torni il padrone. È l'unico a cui viene data una via d'uscita.

Anfinomo resta. Muore come gli altri.

Quel dettaglio è il cuore morale del passo: stare tra i colpevoli è già una scelta, anche quando non sei tu il peggiore.

Il telaio e l'arco: le due prove

Penelope tiene a bada i proci per tre anni con un inganno. Promette di scegliere quando avrà finito il sudario per il suocero, e ogni notte disfa quello che ha tessuto di giorno. La tradisce una serva.

Poi propone la prova dell'arco: sposerà chi riuscirà a tendere l'arco di Odisseo e a mandare una freccia attraverso dodici scuri allineate. Nessuno ci riesce. Solo Odisseo può tendere l'arco di Odisseo, ed è lui il mendicante che chiede di provare.

Chi è chi

Proco Cosa fa Come muore
Antinoo Guida il gruppo, progetta l'agguato a Telemaco Prima freccia, mentre beve
Eurimaco Parla bene, scarica la colpa, offre di pagare Seconda freccia
Anfinomo Il decente, si oppone all'agguato Muore comunque, dopo un avvertimento

Domande rapide

Quanti erano i proci dell'Odissea?

Centootto, secondo il conto che fa Telemaco nel poema, venuti da Itaca e dalle isole vicine, più alcuni servitori che stanno dalla loro parte. Solo tre hanno un ruolo vero nella storia.

Chi era Antinoo nell'Odissea?

Il capo dei proci e il più violento. Progetta di uccidere Telemaco e scaglia uno sgabello contro Odisseo travestito da mendicante. È il primo a morire quando comincia la strage.

Perché Anfinomo muore se era il migliore?

Perché resta. Odisseo gli dà un avvertimento esplicito e lui non se ne va. Il poema è duro proprio qui: essere il meno colpevole di un gruppo di colpevoli non basta a mettersi in salvo.

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